È dal 1455 che il Molino di
Coccolia macina il grano.
Cristoforo Colombo aveva appena compiuto
quattro anni, l’Italia era in pieno fermento rinascimentale.
E dalle nostre parti , fra Forlì e Ravenna, c’erano
poche case, un bosco di noci (“cocle” in dialetto,
da cui Coccolia) e un canale, il Rivaladino, che si getta
nel Ronco. Proprio su questa confluenza, c’era e c’è
ancora un bel mulino, fatto costruire dalla storica famiglia
di Pier Capponi.
È dal 1932 che il Molino si
chiama Spadoni.
Nella Galleria delle Carte Geografiche,
in Vaticano, la rilevanza del Molino di Coccolia è
attestata fin dal ‘500: aveva un peso pari a quello
delle vicine città di Forlì e Ravenna. Livio
Spadoni nel 1932 decise di acquistare lo storico Molino e
di dare una nuova e marcata impronta all’attività.
Questo spirito di innovazione venne ancor più rafforzato
dal figlio Libero, che nel primo dopoguerra proseguì
l’opera paterna dando avvio ad una produzione di qualità
che non mancò mai di soddisfare i più esigenti
artigiani.
È dal 1980 che è sinonimo
di farine speciali.
Ed è con gli anni ’80 che
sotto la guida di Leonardo Spadoni – e siamo alla terza
generazione – l’innovazione crea le farine e le
miscele speciali: proposte sempre nuove, che nascono da approfondite
ricerche e sperimentazioni per offrire il meglio al mondo
della pizzeria, della panificazione, della pasticceria. |